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PALEO INDEX

 

Per valutare il valore scientifico e la vulnerabilità dei siti fossiliferi viene seguita la metodologia proposta da Faggi et al. (2023). Si considerano tre categorie di parametri: la probabilità di scoperta, l'interesse del sito e la sua vulnerabilità.

Questi parametri permettono il calcolo di quattro indici distinti:

  • indice di probabilità di scoperta (Pr),

  • indice di interesse del sito (In),

  • indice di valore scientifico (S*),

  • indice di vulnerabilità (V).

     

     

In generale, i siti che contengono evidenze fossili dirette di organismi—come il sito di Pietraroja—sono categorizzati in modo diverso da quelli in cui la presenza degli organismi è dedotta indirettamente, ad esempio siti con tracce fossili, come nel caso delle Ciampate del diavolo. Di conseguenza, ogni tipo di sito è descritto utilizzando criteri distinti, e gli indicatori usati per valutarli si basano su variabili differenti che non sono intercambiabili tra i diversi tipi di sito. Ad esempio, le località che conservano resti scheletrici differiranno in termini di probabilità di scoperta e livelli di interesse scientifico rispetto a quelle che conservano tracce fossilizzate.

 

Indice della probabilità di scoperta (Pr)

L’indice della probabilità di scoperta serve come strumento metodologico per stimare la probabilità di rinvenire resti fossili all’interno di un’area delimitata, fornendo così supporto strategico agli enti governativi e alle istituzioni locali nella pianificazione e realizzazione di attività edilizie. Inoltre, questo indice consente il confronto sistematico e la classificazione dei siti fossiliferi in base alla loro rilevanza paleontologica. Ad esempio, valori bassi dell’indice possono riflettere una limitata abbondanza di materiale fossile o una ridotta potenzialità di conservazione.

I parametri che costituiscono la probabilità di scoperta (Pr) sono la consistenza numerica dei fossili recuperati (P1) e l’estensione del sito (P2) come segue:

𝑃𝑟 = 𝑃1 + 𝑃2

Per le località con icnofossili, il parametro P1 è sostituito dalla consistenza numerica delle tracce recuperate (Pt1), modificando così l’equazione di Pr come segue:

𝑃𝑟 = 𝑃t1 + 𝑃2

Come suggerisce il nome, la consistenza numerica dei fossili/tracce recuperati (P1/Pt1) è semplicemente definita come il numero di singoli elementi fossili o tracce recuperati da un sito. Frammenti ossei non identificabili e materiale vegetale non identificabile non sono inclusi nel calcolo.

Il parametro dell’estensione del sito (P2) definisce l’estensione areale della località fossilifera. A causa della difficoltà di quantificare un’area, i siti possono essere classificati come siti puntuali (aree fossilifere molto limitate spazialmente), siti di estensione media (inclusi siti fossiliferi localizzati su fronti di cava piccoli, affioramenti di medie dimensioni, complessi di grotte, miniere), e siti areali (grandi cave e ampi affioramenti).

Indice di interesse del sito (In)

L’indice di interesse del sito (In) valuta la rilevanza scientifica di un sito basandosi su diversi parametri.

Per i siti contenenti resti fossili, l’indice considera i seguenti criteri: diversità totale dei taxa (I1), diversità relativa dei taxa (I2), frequenza di citazione (I3), livello di conoscenza (I4), rarità dei taxa (I5), presenza di esemplari tipo validi e/o storici (ad esempio il sito è una località tipo) (I6), e potenziale per attività turistiche ed educative (I7).

Per i siti che conservano tracce fossili (come impronte o tane), alcuni parametri sono adattati per riflettere meglio le loro caratteristiche. L’indice in questi casi include: varietà di icnogruppi e/o icnotipi (It1), numero di piste (It2), frequenza di citazione (I3), livello di conoscenza (I4), lunghezza delle piste (It5), presenza di tipi validi e/o storicamente importanti (I6), e potenziale per il turismo e l’educazione (I7).

La diversità totale dei taxa (I1) definisce semplicemente il numero di differenti taxa identificati in un sito. Frammenti ossei o vegetali non identificabili non sono inclusi in questo conteggio. Allo stesso modo, la varietà di icnogruppi e/o icnotipi (It1) definisce il numero di icnotaxa riconosciuti.

La diversità relativa dei taxa (I2) è valutata sulla base della presenza e abbondanza relativa di tre principali gruppi fossili: invertebrati, vertebrati e piante. Valori più alti di I2 indicano siti fossili dove più di uno di questi gruppi è rappresentato. Località con una più ampia varietà di fossili, come Pietraroja, forniscono una visione ecologica più completa. Questo consente una ricostruzione più accurata del paleoambiente, aumentando l’importanza scientifica complessiva del sito.

La frequenza di citazione (I3) è usata per quantificare l’interesse scientifico per un dato sito e come esso sia cambiato nel tempo. Può essere calcolata utilizzando banche dati accademiche online (es. Google Scholar, Web of Science, Scopus) identificando la prima e/o la più rappresentativa pubblicazione su ciascun sito e dividendo il numero totale di citazioni per gli anni trascorsi dalla pubblicazione. Questo tasso di citazione riflette l’andamento temporale dell’attenzione accademica. Usare un rapporto anziché il totale delle citazioni aiuta a ridurre il bias a favore dei siti fossili più antichi o famosi. Nei casi in cui la pubblicazione originale sia troppo datata per essere accuratamente citata nei database moderni, può essere usato il lavoro più citato o rappresentativo.

Il parametro del livello di conoscenza (I4) valuta l’influenza di un sito e dei suoi fossili sia sulla comunità scientifica che sul pubblico generale.

La rarità dei taxa (I5) registra la presenza di taxa rari o molto rari, riflettendo l’importanza scientifica e culturale del sito. I taxa sono classificati come comuni se diffusi in molti siti, non comuni se abbondanti in un solo sito o rari altrove.

La presenza di esemplari tipo validi e/o storici (I6) evidenzia i siti che hanno prodotto esemplari tipo validi o storicamente significativi, sottolineando la loro rilevanza scientifica.

Il potenziale turistico ed educativo (I7) misura il valore di un sito per la divulgazione pubblica (turismo, didattica, ecc.), sulla base dell’accessibilità, presenza di fossili in situ, prossimità a infrastrutture, disponibilità di visite guidate e interesse pubblico complessivo.

Per i siti che conservano tracce fossili, la diversità relativa dei taxa (I2) e la rarità dei taxa (I5) sono sostituite dal numero di piste (It2) e dalla lunghezza delle piste (It5). Questa sostituzione segue la letteratura icnologica consolidata, poiché un numero e una diversità maggiore di piste consentono analisi comparative più solide e conclusioni scientifiche più robuste (Falkingham et al., 2016; Mampel et al., 2009), accrescendo il valore scientifico e culturale del sito. La lunghezza delle piste (It5) è calcolata in modo diverso a seconda del produttore delle tracce: per i vertebrati, si basa sul numero di passi conservati; per gli invertebrati, sulla lunghezza fisica della traccia.

La somma di questi sette parametri produce l’indice di interesse del sito:

𝐼𝑛 = 𝐼1 + 𝐼2 + 𝐼3 + 𝐼4 + 𝐼5 + 𝐼6 + 𝐼7

Nel caso di località con tracce fossili, l’equazione è modificata come segue:

𝐼𝑛 = 𝐼𝑡1 + 𝐼𝑡2 + 𝐼3 + 𝐼4 + 𝐼t5 + 𝐼6 + 𝐼7

Indice del valore scientifico (S*)

La combinazione dell’indice di probabilità di scoperta e dell’indice di interesse del sito definisce l’indice di valore scientifico (S*). Questo è un parametro più esaustivo per valutare l’importanza di un sito. Il valore massimo ottenibile con il presente metodo è 156, ma è solitamente espresso in percentuale:

S* = (𝑃𝑟 x 𝐼𝑛 x 100)/156

Indice della vulnerabilità (V)

L’indice della vulnerabilità utilizza gli stessi parametri per i siti con fossili corporei e per quelli con tracce fossili: produttività (p), stato attivo/inattivo (a), uso del sito (U), ed erosione naturale (E).

Produttività (p) e stato attivo/inattivo (a) sono discriminanti in quanto possono assumere solo valori di 0 o 1. Aiutano a identificare i siti che non sono più produttivi o accessibili. Ad esempio, un sito completamente scavato, privo di fossili in situ ma di significato storico, ha una vulnerabilità pari a zero e non richiede protezione. Allo stesso modo, i siti che sono inaccessibili per cause naturali o antropiche (es. miniere crollate, affioramenti sepolti, sviluppo urbano) non necessitano di protezione.

L’uso del sito (U) misura l’uso attuale del suolo e il suo impatto sulla conservazione dei fossili, con valori da 0 per siti completamente musealizzati a 5 per aree fortemente disturbate come cave o zone urbane. I valori intermedi rappresentano diversi livelli di influenza umana.

L’erosione naturale (E) è usata per descrivere l’intensità dell’erosione cui il sito è soggetto. L’erosione del suolo è spesso influenzata da molti fattori, come litologia, copertura del suolo, suscettibilità del suolo, topografia, ecc., risultando in peculiari effetti locali. L’erosione può essere espressa qualitativamente, assegnando valori di E da 0 (sito completamente protetto) a 3 (gravemente colpito da erosione naturale). In assenza di dati specifici sul sito, seguendo Mampel et al. (2009), può essere utilizzato un valore minimo predefinito di 0,5. Per raffinare il parametro erosione naturale, si può usare un confronto tra la valutazione qualitativa e i dati provenienti da istituzioni locali e servizi geologici che riportano il potenziale erosivo su scala locale o regionale.

L’indice della vulnerabilità (V) può essere calcolato con la seguente formula:

𝑉 = (S*×𝑎×𝑝×(𝑈+𝐸))/100

La scala di vulnerabilità varia da 0, che rappresenta siti protetti o musealizzati, a 5, che indica i siti a più alta vulnerabilità. Sebbene l’equazione dell’indice di vulnerabilità possa produrre valori leggermente superiori a 5, questi vengono normalizzati al limite superiore della scala, poiché ogni valore superiore a 4 indica una condizione ad alto rischio che richiede interventi urgenti.